LUDO CIRCO - MOTRICITA'

Metodo Circomotricità
di Francesco Boschi

Riferimenti, citazioni e fonti bibliografiche :
1) Quaderno sul Metodo Circo motricità di F.Boschi -2007 -
2) Il Circo pedagogico di V.Zurlo

Premessa
La scelta delle abilità circensi come strumento pedagogico si muove dalle considerazioni circa ciò che il Circo rappresenta nell’immaginario sociale condiviso, per calarle nelle possibilità di stimolo sociale che esse possono costituire in gruppi di apprendimento; ma anche dall’esperienza di tutta la potenzialità di esplorazione fisica ed interiore che la pratica delle abilità stimola. Dunque c’è un aspetto sociale e relazionale ed uno psicologico ed individuale nell’esperienza di apprendimento delle abilità circensi.

ANALISI DEL METODO

Aspetti psicologici ed individuali
 
In primo luogo la varietà delle abilità circensi fa si che chi le pratica, nello stesso tempo, potenzia il proprio schema corporeo, riconoscendolo e lavorandoci nelle abilità che più gli si confanno, e lo arricchisce, lavorando ed affinando anche abilità che toccano i suoi “punti deboli”. 
Ogni individuo esplora, nella pratica delle abilità, il proprio “corpo vissuto” (per dirla con Le Boulch) funzionando nella relazione con il mondo.
Le abilità richiedono un’attività integrata di fare e saper fare, di azioni concrete e memoria di ciò che si è già acquisito per affinarlo, induce a pensare con ed attraverso il corpo, cosa che, riuscendo sempre meglio, agisce positivamente sul “piacere di funzionamento”. 
Soprattutto all’inizio, ma poi nella pratica costante, ci si trova a contatto con l’emozione forte della frustrazione di non riuscire e con il proprio modo di affrontare e trasformare tale emozione.
Il riuscire gradualmente a padroneggiare gli oggetti e le proprie azioni sempre più risponde, come già accennavamo, al piacere di funzionamento, un altro “meccanismo” umano che consente al bambino di progredire nella crescita psicomotoria.
 
Il piacere di funzionamento favorisce l’integrazione del se, del senso di autonomia e dell’iniziativa soggettiva, caratteristiche tutte essenziali alla creatività ed alla creazione di “numeri” circensi. 
La finalità di veicolare una personale percezione del mondo attraverso un’attività performativa promossa da individuali qualità mimiche, dello sguardo, nella postura, gestuali, toniche riconnette al sé bambino e lavora interiormente attraverso la gratificazione e la realizzazione di sé.

Le abilità circensi e le forme, i giochi del corpo, le azioni scelte finiscono per rappresentare “altro” in spettacolo; tale attività simbolica contribuisce all’affinamento del pensiero. Così come la necessità di dare senso alla personale concezione dello spazio e del tempo alimenta la fiducia in sé e la padronanza del proprio posto nel mondo. 

Aspetti sociali e relazionali

Le abilità circensi, sono ancora abbastanza al di fuori dai canoni condivisi di “attività sportiva” e “attività ludica”. Sono, di fatto fortemente, un’attività sociale e relazionale che si manifesta con ed attraverso il corpo. Ciò mette in condizione chi le pratica di agire, sul piano sia mentale che fisico, alla ricerca di nuovi schemi relazionali sia fra discenti che fra docenti e discenti, e questo anche in gruppi di normodotati, intesi da un punto di vista sociale e psicofisico.
 
Il guardarsi, l’osservarsi reciprocamente fa si che gli schemi motori e posturali vengano condivisi e, consente di rivedere e modificare eventuali schemi meno adeguati precedentemente acquisiti. Osservare la diversità e condividerla, perché comunque si riconosce che anche la strategia altrui è efficace per realizzare l’abilità in oggetto, potenzia la possibilità di accettare il nuovo ed il diverso da sé.
 
E ancora il presentare di frequente ai compagni di gruppo il prodotto di ciò che si sta apprendendo e la finalità della spettacolarizzazione (entrambi tipici della pedagogia del circo) di ciò che il gruppo e i singoli hanno appreso mettono in contatto con altre emozioni legate all’esprimersi in prima persona e davanti ad un pubblico.
 
In ultimo ci resta da considerare il rapporto particolare che si crea con l’errore. Nell’apprendimento delle abilità circensi recuperiamo interamente il significato ed il senso del detto tradizionale “sbagliando si impara”: l’errore fa parte della costruzione delle abilità – che di per sé prevedono un livello di controllo su schemi motori e posturali e sviluppo delle capacità senso-percettive molto avanzati e quindi raramente adeguatamente affinato prima dell’inizio di tali pratiche – in modo inesorabile ed anche molto fecondo.
 
Sbagliare significa aprire l’apprendimento ad altre soluzioni tecniche - poichè non c’è alcun movimento, evoluzione, cambiamento che non possa essere integrato come nuovo ed accettabile – e a nuove possibilità creative perché il gesto inatteso, la nuova postura, ciò che si è messo in atto nel tentativo di “recuperare” al momento l’errore, esprime di per sé un altro contenuto che andava espresso, andava considerato.

MODALITA' REALIZZATIVE

Un corso di abilità circensi parte dalla formazione di gruppi omogenei per fasce d’età e/o finalità ed obiettivi. Nel Piccolo Circo o se vogliamo nel Circo Pedagogico, si insegnano diverse discipline delle quattro aree di abilità: Equilibrismo, Giocoleria, SemiAcrobatica al suolo e con attrezzi coniugate con l’Arte del Clown.

L’Equilibrismo è lo sviluppo della capacità di tenere il proprio corpo in equilibrio statico e dinamico sugli attrezzi enumerati di seguito, operando anche perché cambi la posizione dei propri assi rispetto agli stessi, include: trampoli, rullo, rola bola, globo, pedalò.

La Giocoleria consiste nello sviluppo della capacità di lanciare e riprendere, con le mani, oggetti propri e comuni in svariati modalità e numero, da soli (giocoleria propria - tossing) o in più persone (passing); di lanciarli verso il basso, sfruttando la capacità di rimbalzo delle palline, e di riprenderli in diverse posizioni del corpo (bouncing); di farli muovere ritmicamente ed armoniosamente a contatto con il proprio corpo sul maggior numero di traiettorie possibili (contact juggling); di tenerli in equilibrio statico e/o dinamico sulle più varie parti del corpo (equilibrio); di far roteare, saltare, cambiare traiettorie, con i piedi, oggetti di giocoleria e delle più svariate forme e dimensioni.
L’Arte del Clown
Affrontare l’arte del clown significa, per gli operatori, lavorare con gli allievi liberamente ed in modo solidale su metafore personali; consente di mettersi nei propri panni di quando si è in difficoltà e trovare soluzioni creative senza sentirsi davvero ridicoli, perché il comico, il ridicolo fanno parte del gioco del clown; dà la possibilità di esperire la consapevolezza di non essere mai soli ed unici a provare disagio interiore, imbarazzo, sentirsi imbranati ed in difficoltà.
 
La pedagogia delle abilità circensi si serve poi di tante altre discipline creative durante lo sviluppo del programma annuale di un corso, come riferimenti ulteriori per completare l’apprendimento, specifico per attitudini, di ciascun allievo e condire di “novità” ogni incontro: teatro fisico e di parola, narrazione, movimento e danza creativa, ascolto musicale guidato, manipolazione di materiali per la costruzione di oggetti per lo spettacolo, trucco,magia e prestidigitazione, creazione di costumi,…sono alcune delle discipline che si accompagnano. 

Finalità (obiettivi)
Le abilità richiedono un’attività integrata di fare e saper fare, di azioni concrete e memoria di ciò che si è già acquisito per affinarlo, induce a pensare con ed attraverso il corpo, cosa che, riuscendo sempre meglio, agisce positivamente sul “piacere di funzionamento”. 

Il riuscire gradualmente a padroneggiare gli oggetti e le proprie azioni sempre più risponde, al piacere di funzionamento, un altro “meccanismo” umano che consente al bambino di progredire nella crescita psicomotoria. Il piacere di funzionamento favorisce l’integrazione del se, del senso di autonomia e dell’iniziativa soggettiva, caratteristiche tutte essenziali alla creatività ed alla creazione di “numeri” circensi.

La finalità di creare un “numero circense” focalizza fortemente sulle azioni da affinare, le quali portano con loro molte altre azioni “libere” dal controllo che svolgono la funzione di smuovere blocchi emotivi.
 
L’opera di concepire, sviluppare e mostrare una performance (anche molto semplice…) determina una consapevolezza circa la personale rappresentazione della realtà ed al proprio modo di relazionarsi con tale rappresentazione, sia a livello corporeo che concettuale.
 
Il gioco si fonda su, ed è fatto di, divertimento, gioia, risate, buonumore. Se non c’è divertimento, seppur preso con molta “serietà”, non c’è gioco.
Il gioco mette in campo, in discussione, alla prova le progressive acquisizioni motorie i modi via via più complessi. Il gioco non cambia solo di prospettiva psicologica e sociale, nella crescita, ma anche di complessità motoria, ma spesso diviene competizione, ricerca di rivalsa del più rispetto al meno “dotato”: l’elemento della progressione della complessità è insito nelle abilità circensi ma, nelle forme del piccolo circo e del circo sociale, è scevro da competizioni e confronti, semmai recupera la ricchezza delle differenze.
 
L’articolazione delle proposte motorie è sempre maggiore e richiede risposte sempre più raffinate ed originali, per realizzare le quali la creatività e la conoscenza delle proprie potenzialità espressive, inventive e di realizzazione divengono fondamentali.

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