|
|
|
PER UNA NUOVA
CULTURA SPORTIVA, PER LA RIFORMA DELLO SPORT ITALIANO |
Sono oggi venti milioni i cittadini italiani che praticano
con una certa costanza qualche attività motoria o
sportiva. Siamo dunque in presenza di un rilevante
fenomeno sociale, che tocca ogni segmento della
collettività nazionale, e che non può essere liquidato
come conseguenza di una semplice moda nella fruizione del
tempo libero.
Al contrario, lo sport attivo è diventato, e sempre più
sta diventando, parte stabile del progetto di vita di
giovani e anziani, uomini e donne, senza limiti di età, di
censo, di provenienza geografica, di cultura, di abilità.
La possibilità di accedervi viene concepita in forma
diversa dal passato: attività non più riservata a pochi,
ma diritto di tutti che si configura come espressione di
un nuovo diritto di cittadinanza e di partecipazione
attiva. |
|
Ciò avviene mentre lo sport inteso come spettacolo vive
una crisi profonda di valori. L’aggressività si
sostituisce troppo spesso al fair-play, l’illegalità del
doping – sia farmacologico che finanziario – e degli abusi
si sostituisce alla lealtà sportiva. Il business dei
diritti televisivi e della pubblicità impone poi regole
spesso in contrasto con i principi fondanti dello sport,
condizionando la vita degli atleti e soffocando la
diffusione delle discipline meno considerate dal mercato
delle sponsorizzazioni. |
|
Questo corto circuito valoriale è denso di conseguenze: si
è rotto il tradizionale legame fra il successo del
campione nel grande sport e l’appetibilità della pratica
sportiva, e nella disumanizzazione dell’evento e nella
carenza di esempi qualificanti si è dispersa la capacità
dello sport di educare le masse giovanili. |
|
Dobbiamo diffondere e sostenere una nuova cultura dello
sport. |
|
Lo sport ha ancora molto da dare all’individuo e alla
società, a condizione che si imponga una rinnovata cultura
dell’attività sportiva e che il modello perseguito sia
appunto quello aperto a tutti, che costruisce
cittadinanza, partecipazione, formazione umana,
integrazione e coesione sociale. |
|
Se lo si vuole, e si rende facile l’accesso agli impianti
e alle attività, nessuno è escluso dallo sport e lo sport
può essere davvero per tutti. |
|
Se lo si vuole, lo sport per tutti può essere un potente
strumento di nuove politiche del benessere e dello
sviluppo, fondato sulle relazioni pacifiche fra le
persone, sul rispetto e l’animazione dell’ambiente
naturale e del territorio urbano, sulla convivenza civile
nelle nostre comunità, sull’educazione dei giovani alla
vita. |
|
E’ un traguardo possibile, ma a condizione che muti il
quadro di riferimento. Oggi nessuna legge, nessun
programma pubblico riconosce e valorizza lo sport per
tutti e di suoi attori, gli Enti di Promozione Sportiva. I
cittadini dello sport fanno tutto da soli e pagano tutto. |
|
Non solo manca in Italia una politica dello sport per
tutti, manca una politica nazionale pubblica per lo sport
in sé. |
|
Tutto è delegato al Comitato Olimpico Nazionale, a un Ente
che ha come compito prioritario la preparazione degli
atleti per le Olimpiadi e per i campionati di alto
livello, e che lì indirizza la grandissima parte dei suoi
sforzi e delle sue risorse. |
|
Di conseguenza, aspettarsi un mutamento di indirizzo che
maturi dall’interno del sistema è aleatorio. La presenza
minima degli Enti di Promozione Sportiva negli organi del
CONI, presenza del tutto subalterna rispetto a quella
delle Federazioni e delle Discipline Associate, non può
produrre alcun autentico mutamento. |
Serve una legge quadro sullo sport, che riconosca e metta
al centro lo sport dei cittadini, lo sport per tutti, e
che avvii nuove politiche pubbliche:
- nella scuola, riconoscendo il valore formativo
dell’attività ludico-motoria, dell’educazione fisica e
dell’avviamento allo sport in tutto il ciclo formativo dei
ragazzi, raggiungendo l’obiettivo delle 3 ore settimanali
da 0 a 18 anni;
- nelle politiche della salute, inserendo nei livello
essenziali di assistenza sanitaria e sociale l’attività
motoria e sportiva più adatta ai bisogni di ogni
cittadino;
- nelle politiche ambientali e urbanistiche, promuovendo
progetti di animazione sportiva dell’ambiente naturale e
nuovi investimenti per impianti polifunzionali e spazi
attrezzati nelle città e nel resto del territorio;
- nelle politiche sociali, per promuovere moduli di
attività sportiva che abbiano tra le loro finalità
esplicite obiettivi come l’integrazione delle minoranza e
il contrasto al disagio. |
|
La gestione di queste innovazioni ha bisogno di un nuovo
assetto istituzionale dello sport. |
Le Regioni e gli Enti Locali sono le istituzioni cui la
Costituzione affida il compito di ordinare e organizzare
lo sport dei cittadini.
Chiediamo che le Regioni esercitino questa facoltà e
istituiscano al loro interno, in raccordo con gli EE.LL.,
“Comitati regionali dello sport per tutti”, che coordinano
e associno al governo del sistema tutto l’associazionismo
interessato e accreditato. |
|
Proponiamo la costituzione di un “Consiglio nazionale
dello sport per tutti” , aperto a tutti gli attori: Enti
di promozione, associazioni di promozione sociale e
volontariato, società sportive, Federazioni sportive,
Regioni ed EE.LL.. A tale organismo deve spettare
coordinare e indirizzare sul territorio l’intervento
progettuale per lo sviluppo dello sport per tutti. |
|
Proponiamo infine nuove istituzioni del governo pubblico e
democratico dello sport – entro le quali collocare
adeguatamente l’esperienza storica e la realtà del CONI –
aperte alla partecipazione dell’intero associazionismo
sportivo, per le quali lo sviluppo dello sport per tutti
nel Paese rappresenti il principale obiettivo. |
|
Su questi indirizzi di fondo i firmatari del presente
appello per lo sviluppo dello sport per tutti intendono
raccogliere le adesioni di tutti i soggetti interessati e
promuovere la nascita di un movimento per l’avvio delle
riforme. |
|
ACSI, AICS, CSEN, CUSI, CSI, ENDAS, UISP, US ACLI |
|
Per aderire all’appello:
www.sportpertuttinet.it |
|
|