XIII Congresso Nazionale USACLI

Allegata alla candidatura di Marco Galdiolo - LETTERA D’INTENTI

Appena smettiamo di riflettere sui casi particolari,
per regolarci nelle nostre azioni,
noi cerchiamo l’ombra della buona dottrina,
la protezione dell’autorità competente,
l’avallo del decreto, la firma in bianco ideologica.
Dopodiché ce ne stiamo saldi su certezze che nulla scuote,
nemmeno la smentita quotidiana della realtà.
(D. Pennac)

Premessa
Quando avevo allegato alla mia candidatura la mia lettera d’intenti l’avevo volutamente pensata e costruita, con la stessa filosofia e nello stesso modo in cui avevamo concepito la piattaforma congressuale: l’avevo quindi pensata come un’idea, uno spazio dove, a partire dagli impegni assunti in questi anni, si potesse edificare quel futuro le cui fondamenta - riconoscibili nella storia (recente o meno) dell’US ACLI – ci consentono di cogliere i cambiamenti e di gestire le innovazioni della società attuale.
Insomma, avevo formulato un programma d’intenti, semplice ma convinto e soprattutto “aperto”, che voleva strutturarsi e quindi consolidarsi sulla base del confronto, della condivisione e del gioco di squadra; tasselli che ritengo determinanti e che, con il vostro aiuto, mi auguro e mi impegno a riportare al nostro interno e nella relazione costante con le ACLI. Voleva essere e lo è tutt’ora un programma d’intenti aperto al contributo indispensabile dei territori, delle società (che sono le nostre comunità vincenti), degli appuntamenti congressuali, dei dirigenti, dei tecnici, dei soci e di tutti coloro che hanno voluto, vogliono e vorranno condividere il nostro percorso associativo, facendolo nei molteplici e variegati ruoli di sensori sociali, di aree in grado di assumersi responsabilità, di soggetti disponibili al confronto, di luoghi molto spesso di alto profilo politico-associativo: così come ha appunto confermato ancora una volta questa tornata congressuale, proprio a partire dalle sue fasi provinciali e regionali.
Ecco perché in questo intervento, oltre i miei auspici e i miei convincimenti, troverete molto di quanto sono riuscito a raccogliere nei dibattiti congressuali ai quali ho avuto il piacere e la fortuna di essere presente. Era un impegno che dovunque sono andato avevo preso e al quale non mi sono in alcun modo voluto sottrarre.
Ed è proprio con i vostri stessi contributi che vorrei riuscire a suscitare una partecipazione convinta e motivata per la costruzione dell’US ACLI che verrà e per poter dare risposte nei tempi opportuni ai bisogni che emergeranno di volta in volta e di territorio in territorio; bisogni spesso alla base di quei diritti “dovuti” che dovremo rendere esigibili in tempo reale. Un programma che ho ovviamente aperto anche al contributo delle ACLI tutte, a qualsiasi livello, poiché ritengo fondamentale, decisivo ed essenziale un rapporto collaborativo che accresca le opportunità e le competenze di ciascuno. Quindi di tutti.
Il Futuro: i punti a cui volge il nostro sguardo
In coerenza con gli impegni assunti nell’ultimo Congresso nazionale - celebrato a Montesilvano nel 2005 - e rilanciati nell’Assemblea organizzativa di metà mandato, l’auspicio è che i nostri sforzi si indirizzino per ritrovare dentro di noi quell’energia capace di tradurre la speranza in volontà di proiettarsi in avanti. Le profonde difficoltà che oggi stordiscono e disorientano il nostro paese, non sfuggono infatti a nessuno: la crisi economica, la crescente povertà, l’invecchiamento della popolazione, le disuguaglianze sociali sono alcuni dei fenomeni più evidenti che inevitabilmente finiscono per mortificare i sogni e le speranze della gente, soprattutto dei più giovani e di quanti sono più esposti ai problemi.
Non so se a voi succede la stessa cosa di fronte a questa epocale crisi economica, ma a me fanno poco effetto i sorrisi e le frasi rassicuranti di alcuni nostri governanti: mi fanno molto più effetto le lacrime di molti miei amici o conoscenti che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro.
Sono quindi convinto che ciò che occorre è una nuova idea di futuro, capace di far fronte agli odierni rapidissimi cambiamenti sociali che spesso spiazzano strategie da poco elaborate e rendono inattuali percorsi appena iniziati; un futuro le cui tracce inequivocabili sono presenti già nella nostra storia e nei legami forti che ci rendono protagonisti attivi della grande avventura delle ACLI e che caratterizzano il percorso dell’US ACLI nella promozione sportiva facendo da filo conduttore alla sua iniziativa.

Alcuni punti-chiave, sui quali vorrei brevemente insistere, permettono di comprendere a fondo i percorsi e le strategie che sarà necessario perseguire nel prossimo quadriennio.
· Centralità della persona. Uno dei temi che ritengo cruciale è quello della cittadinanza attiva, evitando di “sventolarlo” come un semplice e reiterato slogan associativo ma ponendolo come motore di azioni e percorsi in grado di recuperare la centralità della persona, di offrire spazi di partecipazione utili a far scoprire la responsabilità, il diritto e il piacere di essere cittadini a pieno titolo. Oggi, infatti, le persone sono inserite in una serie di contatti e di relazioni o aspirano ad esserlo. Esprimono bisogni ma anche capacità di muoversi tra varie proposte; esigono di essere più informate rispetto alle scelte, desiderano essere più attive e partecipative; cercano coinvolgimento e condivisione prima ancora che un servizio efficiente. Siamo di fronte al cambiamento dei profili esistenziali legati al genere, alle età della vita e alla crescente longevità, alle differenze sociali, ecc. Mantenersi in forma, pro-muoversi in salute è ai giorni nostri una tendenza che è andata fortunatamente affermandosi. E’ mia profonda convinzione che lo sport possa essere un mezzo in grado di contrastare l’isolamento e l’emarginazione, possa sviluppare una forte funzione pedagogica incentivando l’educazione allo sport e nello sport. In un panorama sportivo di esasperata competitività, in cui ancora si va sempre più esaltando il risultato e sempre meno la partecipazione, anche l’US ACLI può lanciare (e rilanciare) la sfida alle regole del mercato per tutelare e promuovere i diritti dei cittadini, di tutti i cittadini, richiamando ad un rinnovamento di iniziativa politica e associativa.

· Centralità del territorio. Cambiamenti culturali e istituzionali hanno sviluppato e rafforzato l’idea che i territori siano i luoghi naturali ed essenziali dove intercettare nuovi bisogni, individuare spazi alternativi e ambiti di azione, far vivere lo “sport per tutti”, nella consapevolezza che abitare il territorio significa innanzitutto prendersi cura dei soggetti che in esso vi dimorano, a partire da quelli più deboli. L’investimento sul territorio, l’affermazione della sua centralità nasce anche dalla convinzione che lo sport, per essere davvero “per tutti”, deve assumere forme e modalità organizzative flessibili, adattandosi e plasmandosi sia sulle capacità di ognuno sia sulle specifiche condizioni locali, traendo proprio da queste una vera, concreta ed efficace capacità incisiva. Qui si colloca una delle grandi scommesse su cui tutta l’US Acli dovrà impegnarsi perché proprio sul territorio si costruisce la “qualità” del futuro. La spinta verso la valorizzazione e l’assunzione di responsabilità del territorio è d’altra parte sostenuta da elementi importanti di scenario che non vanno sottovalutati: la nuova articolazione dello Stato in senso federale, le competenze legislative in materia di sport che le Regioni esercitano e la crescita di funzioni decentrate, il sistema degli Enti locali investito di prospettive nuove rispetto al passato e in questo ambito la legge 328 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali sul territorio, sport compreso. E’ arrivato comunque il momento di convincersi fino in fondo che non basta più che il territorio vada verso il nazionale, ma che è indispensabile che sia il nazionale ad andare verso il territorio: esserci per conoscere, esserci con la consapevolezza di elaborare “con” e non solo “per” il territorio. E’ in questa lunghezza d’onda che si colloca la mia intenzione di una serie di appuntamenti dedicati al territorio nel territorio. Pensare a Consigli Nazionali Itineranti, ad alcune Presidenze Itineranti e, comunque, da parte mia, ad una serie di incontri in tutte le regioni, non può più rimanere un sogno nel cassetto, ma deve diventare realtà, sistematicità e metodo. E’ darci un metodo per riuscire a pianificare a partire dalla realtà e riempiendo di contenuti e di sostanza il Coordinamento dei Presidenti Regionali perché non rimanga un burocratico articolo del nuovo statuto. Sono ben consapevole che questo percorso richiederà sforzi e sacrifici – anche economici – ma sono altrettanto convinto che sia necessario farli, così come sarà necessario prevedere una delega precisa nella prossima Presidenza Nazionale.

· Fedeltà alla democrazia. E’ un principio sostanziale sia per le ACLI sia per l’Unione sportiva che, nel mondo dello sport, opera sistematicamente per il rispetto delle regole, la partecipazione democratica alla vita associativa, l’assunzione di responsabilità sociale. Del resto, in un contesto complessivo dove si assiste a preoccupanti arretramenti rispetto al senso e al valore della democrazia, lo sport sociale continua a mantenere e a coltivare con passione e determinazione un piccolo ma importante spazio dove il “partecipare” conserva ancora un suo significato pieno. Chi infatti pratica attività sportiva, partecipa di fatto alla vita associativa e democratica delle società o del gruppo; nel gioco e nel confronto sportivo con gli altri si forma ai valori della lealtà e della legalità; impara ad esercitare il rispetto dell’avversario, ad accettare regole comuni e condivise, a riconoscere la diversità. Ad apprendere di fatto, le regole basilari dell’educazione democratica che come US ACLI penso sia necessario valorizzare e rilanciare attraverso lo sport. Questo obiettivo – per quanto possa sembrare ovvio e scontato - non è affatto esente da fatica. Oggi infatti, assumersi la responsabilità di mantenere e sviluppare lo spirito democratico dell’esperienza sportiva è importante e necessario ma richiede molta attenzione, consapevolezza e volontà. Nel nostro specifico, esige di affrontare il problema della tendenza ad un associarsi sempre più spesso strumentale all’accesso ai servizi, per niente estraneo ad un certo associazionismo di questi anni che rischia di allentare proprio la promozione e la difesa della dimensione associativa come luogo di identità, di nuove energie, di appartenenza, di ricerca, di comunicazione, mettendo in pericolo, in qualche modo, anche la predisposizione alla solidarietà e alla sussidiarietà. La mia testardaggine del non considerare le regole democratiche come un intralcio, un ostacolo, un inconveniente, un freno al nostro stare assieme, nasce proprio dalla mia convinzione che solo il sentirsi protagonisti dei processi che ci riguardano e il vivere pienamente la possibilità di poterli democraticamente modificare, possa generare motivazioni e passioni. E’ questa fedeltà alla democrazia che sta tracciando il nostro percorso congressuale, non come dato astratto o forzato ma come scelta di partecipazione, di coinvolgimento e di assunzione di responsabilità.

· Essere cristiani nello sport. Anteporre la cura delle relazioni prima ancora del dato tecnico, interpretare l’esigenza ludica, sportiva e motoria come un bene complessivo che valorizza la persona e la sua dignità: questa è la visione evangelica che l’US ACLI ha fatto propria per considerare lo sport un luogo di cristiana riflessione e di confronto tra gli individui. Più avanti espliciterò meglio questo tema che considero centrale e trasversale rispetto al nostro modo di fare associazione e di essere nello sport; quindi centrale e trasversale a questa stessa lettera d’intenti.
I tratti peculiari dell’US ACLI: il nostro DNA
L’Unione sportiva ACLI rappresenta , per molti aspetti, un soggetto unico per la sua singolarità, straordinarietà, peculiarità e originalità rispetto ad altri enti di promozione sportiva. Come ha sottolineato lo stesso presidente delle ACLI nazionali, Andrea Olivero, l’US Acli si caratterizza per una marcata cura nei confronti dei soggetti emarginati e socialmente più deboli con la chiara attenzione di non ricavarne vantaggi strumentali (la nostra solidarietà senza lacrime). L’enfasi con cui voglio sostenere quello che viene definito “sport di cittadinanza” nasce dalla irrinunciabile necessità di delineare il modello che meglio di altri si presti a cogliere, interpretare e rispondere ai bisogni materiali e immateriali delle persone ma anche alla loro capacità di sapersi e potersi muovere tra le diverse proposte.
· Sto parlando di uno sport attento alle famiglie - Come più volte espresso, vorrei uno “sport per tutti” in cui ciascuno trovi la propria dimensione: è questo il tema dominante che desidero continui ad animare la nostra iniziativa. Mi piacerebbe proseguire a lavorare per creare spirito di aggregazione e solidarietà, con un’attenzione eccezionale per le famiglie, sempre più spesso sole e in balia di se stesse o di scelte istituzionali a dir poco sconcertanti. Proprio attraverso una cultura sportiva che sia inclusiva e sussidiaria, che fornisca spazi, occasioni e strumenti per stare insieme, per divertirsi, per fare comunità, penso sia giusto garantire il nostro sostegno alle numerose famiglie che a mio avviso - pur rappresentando l’architrave della società - non sono oggetto di politiche adeguate. A supporto allora dell’importante ruolo educativo che svolge l’istituto familiare, il mio proposito è quello di non abbassare la guardia in merito alla promozione di attività ludico/sportive e ludico/motorie, capaci più di altri di offrire alle famiglie momenti di incontro, di esperienza diretta e concreta di quei valori di cui ci sforziamo di essere orgogliosamente rappresentanti. E quanto l’intero movimento sta elaborando sull’interessante versante dei Punti Famiglia non può rimanerci estraneo perché penso che un’esperienza come la nostra possa e debba essere un valido punto di riferimento. Essere “dalla parte delle famiglie” significa capire quanto sia importante continuare a sviluppare il nostro modo di pensare che si traduce in attenzione alle cose veramente essenziali, fuggendo da logiche e comportamenti che spesso mettono in secondo piano l’essere a tutto vantaggio dell’apparire.

· Non può esserci quindi lontano Uno stile misurato – So che questa idea è condivisa e per questo mi piacerebbe fossimo in grado di contraddistinguerla attraverso un chiaro e trasparente stile e spirito di sobrietà, affermando e ampliando la nostra consuetudine operativa: capace di priorizzare le necessità, l’essenzialità e le esigenze fondamentali, capace di restituire senso e significato all’agire.

· Ma per me lo sport è e deve essere strumento di benessere - Penso sia per noi irrinunciabile continuare ad alimentare senza indugi la cultura dello sport sociale che ancor oggi viene considerato in maniera purtroppo marginale, perché di fatto adombrato e soffocato dalla ben più nota concezione spettacolare dello sport. Lo sappiamo: è una concezione che non di rado sacrifica i valori peculiari e fondanti della pratica sportiva in favore di logiche più cinicamente commerciali ed economiche. Lo sport per tutti, l’attività motoria, fanno fatica - nello scenario politico del nostro Paese - ad essere percepiti come strumento essenziale e prioritario di salute e di benessere delle persone e come tale, da inserire nelle politiche di welfare. E’ questo il rischio più grosso con cui l’US ACLI si misura: una percezione debole, troppo debole, che produce situazioni anomale come quella della Finanziaria che taglia 95 milioni di euro proprio sulla voce relativa allo sport di cittadinanza, ossia lo sport di base destinato alla salute, all’educazione e all’integrazione sociale. E pure dovrà cimentarsi con mentalità e scelte diffuse che hanno riportato l’educazione fisica scolastica ad un ruolo puramente simbolico e marginale, mi sembra addirittura privandola persino della possibilità di concorrere alla media del profitto scolastico. Lo sport per tutti, lo sport di cittadinanza, lo sport sociale (scegliamo pure il termine che più ci piace) ha finalità chiare e concrete: definire e realizzare strategie politiche e organizzative funzionali a rendere esigibili i diritti, favorendo l’inclusione e la crescita delle persone. L’US ACLI dovrà sottrarsi al rischio di fermarsi ai meri enunciati: è l’ora di proposte chiare – se volete anche un po’ rischiose – che sappiano identificare e riconoscere la nostra mission “senza se e senza ma”: con autorevolezza e credibilità. La provocazione che lanciavo ieri mattina durante il convegno sul doping – quello delle palestre con il bollino blu (una certificazione di qualità che risponda a criteri rigorosi) - va proprio in questa direzione. La stessa campagna “lo sport è rispetto. Rispetta lo sport” (con tutto il bagaglio di valori che si porta in dote) dovrà trovare la forza e la determinazione per una diffusione capillare ed incisiva: sul versante sportivo, su quello sociale, su quello scolastico, su quello istituzionale. Insomma a 360°. La nostra capacità di saper mettere in rete le partnership che in questi anni abbiamo costruito, quelle che cercheremo di mettere in campo nei prossimi mesi, lo stesso patrimonio associativo che ci offrono le ACLI, la pianificazione di strategie comunicative, l’attuazione di percorsi formativi e l’individuazione di possibili costruttive alleanze, dovranno aiutarci ad uscire dai soli confini associativi e sancire un alto livello di penetrabilità dei nostri messaggi nell’intero tessuto sociale e civile del nostro Paese. E se in tal senso, come appunto intendo, vogliamo diventare interlocutori di spessore, non mi farò sfuggire la possibilità di individuare, nel contesto delle nostre responsabilità di Presidenza Nazionale, una macro-area (che al momento, per semplicità, potrei proprio chiamare “area welfare”), all’interno della quale assegnare deleghe precise e attendibili.

· Essere US ACLI è anche vivere da cristiani nello sport - L’ambito sportivo è senza dubbio il terreno sul quale rendere visibile e concreta la nostra testimonianza di cristiani permettendoci – come scritto nella tesi del XII Congresso nazionale US Acli –“di riconoscere, accogliere e vivere i valori dello sport nella quotidianità dei nostri impegni”: la “laicità positiva” di cui parlava Don Mario Lusek. Di fatto, in una società che presenta progressivamente caratteri di multietnicità, dove si rivela forte la paura dello “straniero” come riflesso di una più profonda paura della diversità; in una società dove il termine “solidarietà” viene gradualmente svuotato di significato, questa nostra testimonianza passa attraverso una concreta cultura dell’accoglienza e la valorizzazione della funzione pedagogica educativa dello sport, orientata sempre più verso un giocare per e non già verso un giocare contro, riconoscendo nella diversità una risorsa che tutti abbiamo veramente in comune e con cui tutti possiamo metterci in gioco. Dobbiamo allora impegnarci a tenere viva la nostra tensione a realizzare iniziative capaci di contrastare l’esclusione, la discriminazione e l’emarginazione sociale. Dobbiamo continuare a lavorare per l’interesse delle fasce deboli della popolazione evitando qualunque forma di speculazione. Non è infatti ostentando il nostro essere cristiani che si può ricercare il consenso e l’approvazione collettiva. Come US ACLI vorrei che la scelta di praticare sport avvenisse sempre nel rispetto e nella coerenza della nostra mission. Magari attraverso quel “linguaggio liberante” che ancora don Mario Lusek ci suggerisce di proseguire ad usare per rigenerare speranza nuova. Per fare questo - come ha sottolineato lo stesso Presidente Olivero – è importante mantenersi fedeli all’impegno di non puntare alla pubblicizzazione e alla commercializzazione dei nostri valori; è importante mantenersi fedeli al nostro credo e - in sintonia con il sistema ACLI nell’ottica del radicamento e della crescita associativa - darsi da fare, giorno dopo giorno, per viverli e onorarli attraverso l’operato quotidiano. In questo consiste la grande forza e l’unicità dell’Unione sportiva che, in maniera seria e puntuale, ha dunque la possibilità di mettere a beneficio di tutti, tanto nelle relazioni interne quanto in quelle esterne, le proprie competenze.
L’US ACLI e le ACLI: una strada da percorrere insieme
Ho già detto che tipo di valore aggiunto può rappresentare una maggiore e continua correlazione tra l’Unione sportiva e le Acli, indispensabile per consolidare e sviluppare comunione di intenti e progettualità condivisa. In questa logica di aperto confronto e di costruzione futura, ho assistito con estremo piacere alla nomina in commissione statuto, del responsabile dello sviluppo associativo delle ACLI. Ho vissuto questa scelta con intensa fiducia perché non frutto di un tentativo di coinvolgimento strumentale ma piuttosto segnale di piena condivisione di quanto nelle ACLI si sta cercando di elaborare (in particolare rispetto alla riforma del sistema organizzativo), avendo piena consapevolezza (visto che veniamo da una recentissima seduta di modifiche dello statuto) di quanto e di come rischi di venire minata e messa a repentaglio la nostra stessa identità aclista a causa degli obblighi formali/statutari imposti dal Coni. Se questo potrà giustificare una battaglia associativa complessiva più che di settore, allora è stato corretto, costruttivo, indispensabile non coinvolgere le Acli solo nella fase conclusiva bensì condividere con la stessa le tappe del percorso, le conoscenze, i limiti e i punti di forza e insieme ad esse individuare forme, formule e strategie.
Ma con altrettanta soddisfazione ho partecipato al percorso che ci ha portati alla firma della convenzione con il CAF ACLI: sintomo anche questo di una forte vocazione alle ACLI al plurale.
Durante l’incontro di presentazione del nostro percorso congressuale alla Presidenza Nazionale delle Acli, sia il presidente Olivero, sia Pierpaolo Napoletano, neo responsabile dello sviluppo associativo, hanno spiegato che parlare di integrazione significa soprattutto individuare un nuovo rapporto tra i pezzi del sistema e l’Associazione madre, pur nel rispetto delle autonomie di ciascuno. Significa accantonare atteggiamenti autoreferenziali e soggettivismi vari per mettersi in rete, ripartendo dal territorio. Mettere al centro lo sviluppo associativo, a maggior ragione ripartendo proprio dal territorio, rappresenta senz’altro uno dei punti più importanti sui quali focalizzare l’attenzione nell’immediato futuro. E proprio da questo potrebbe e dovrebbe prendere inizio una progettazione condivisa. Lo stesso sport di cittadinanza, i valori che porta con sé, l’essere strumento di un nuovo welfare, rischia di restare una vocazione fine a se stessa se non viene contestualizzata all’interno di una progettazione comune con le ACLI. L’intenzione è pertanto quello di riuscire sempre ad attingere competenze e valori dell’intero Movimento - anche per superare pericolosi atteggiamenti d’isolamento- sforzandosi di veicolare l’idea dell’ US Acli quale risorsa, quale strumento per ampliare la proposta associativa sul territorio, concorrendo, in questo modo, ad un bene comune, ad un pensiero condiviso.
Rinnovamento, Innovazione e Ri-generazione: le chiavi di volta

Rinnovamento -Perché si possa approdare ad una progettualità condivisa e si riesca a tradurre in fatti concreti quanto detto fino ad ora, è importante intraprendere un serio percorso di rinnovamento dei quadri dirigenti. Ciò facendo anche leva sulle caratteristiche dell’US ACLI, potenzialmente capace, più di altre parti del sistema, di intercettare nuove classi dirigenti poiché meglio predisposta ad adattarsi alle diverse situazioni e più abituata a utilizzare modalità differenti di governance. Un aspetto che tra l’altro ci viene riconosciuto da più parti. Pur consapevole che non sempre “rinnovamento” sia sinonimo di qualità, è tuttavia vero che senza la ri-generazione di nuova classe dirigente, l’associazione sarebbe destinata a morire non per implosione ma per esaurimento naturale di idee, di risorse e di stimoli. Senza un reale cambiamento, ci si condannerebbe ad una improduttiva fase di staticità operativa e organizzativa che non permetterebbe di produrre niente di progettualmente e socialmente rilevante.

Crescita - Sarà perciò importante adoperarsi per favorire la valorizzazione e la crescita di una nuova classe dirigente  fedele ai valori fondanti dell’Unione sportiva, capace di raccogliere l’esperienza e le attività che in questi lunghi anni l’US Acli ha realizzato, per rimodularli rispetto ai cambiamenti e alle sfide della società attuale. Un compito sicuramente non facile che ha bisogno dell’impegno e della responsabilità di tutti, che chiama ognuno a cooperare per gli interessi dell’Associazione e della collettività con una partecipazione attiva e democratica alla vita associativa.

Verificabilità - Naturalmente, questa apertura al nuovo, questa necessità e voglia di rinnovarsi, scrollandosi di dosso logiche e dinamiche ormai logore, non dovrà realizzarsi in maniera superficiale e avventata; al contrario diventerà incisiva, seria ed efficace solo attraverso l’assunzione, da parte di ciascuno, di precise responsabilità e chiari compiti. Per verificare con attenzione il cammino intrapreso, qualora il Congresso volesse assegnarmi la carica di Presidente Nazionale, mi spenderò affinché prevalga uno stile che permetta il monitoraggio e la verificabilità delle deleghe assegnate a tutti i livelli, a partire da quello Nazionale, per valutare l’effetto e la congruenza dell’operato di ciascuno. Non per questo ci sarebbero privilegiati o perseguitati. Diversamente, riterrei doveroso che ognuno, a partire dalla stessa dirigenza nazionale e da me stesso, venga chiamato a rendere conto dei compiti affidatigli per sanare eventuali mancanze, per riconsiderare traiettorie operative, per discutere nuove modalità di lavoro. Penso ad un processo che coinvolga tutti, nessuno escluso.  Per tradurre davvero in realtà gli obiettivi che intendiamo raggiungere, occorre infatti che ognuno in maniera seria e condivisa assicuri il proprio impegno e garantisca il proprio contributo, sempre nell’assoluto rispetto dei rapporti umani e professionali. Per questo mi adopererò perchè il Consiglio Nazionale possa svolgere tale funzione di controllo, recuperando quella importanza e quella centralità, oggi depauperate e appannate dalle modifiche statutarie imposteci dal Coni.

L’US ACLI e il mondo esterno: un rapporto da consolidare
Gli aspetti che caratterizzano l’US ACLI nonché il percorso condiviso che vorrei intraprendere con le ACLI, costituiscono un presupposto di grande importanza non solo per rafforzare un rapporto da cui entrambe le parti sono in grado di trarre beneficio ma anche – come dicevo prima - per accrescere la nostra autorevolezza e capacità d’azione al di fuori del circuito aclista. Forti dei valori nei quali crediamo, supportati dalla grande forza politico-associativa delle Acli, potremo guardare all’esterno con maggior fiducia nelle nostre capacità e potenzialità.
Interazione -Su questo piano, ugualmente importante è l’interazione con tutti gli attori della scena, in special modo con quelli che tradizionalmente rappresentano i nostri interlocutori privilegiati: si pensi al Coni, agli Enti di Promozione Sportiva, i soggetti del 3° Settore e naturalmente alla Chiesa. Attraverso questi contatti sono convinto di poter dare avvio a proficue collaborazioni da cui potranno scaturire momenti di impegno comune e in cui mettere in campo i valori propri della nostra mission associativa. Penso a cooperazioni che rendano possibile perseguire una crescita reciproca che ci consenta di dare avvio ad un’azione sociale e politica più forte e incisiva. Mi piacerebbe anche instaurare solidi rapporti con altre realtà associative insieme alle quali assicurarci una presenza sul territorio maggiormente radicata e propositiva.
Alleanze - È probabilmente giunto il momento di ripensare seriamente ad una strategia delle alleanze: partendo dai punti comuni e non dalle contrapposizioni, individuando possibili sinergie attraverso le quali nulla venga alienato o abbandonato ma senz’altro condiviso, facendoci magari protagonisti di una pastorale dello sport che – come dicevo prima – sappia esplicitamente identificare il nostro modo di pensare, fare e promuovere lo sport per tutti. E se penso al Coni e agli EPS, pur nella consapevolezza della difficile sovrapponibilità dei diversi livelli, penso che si rivelerebbe un’occasione persa non guardare con attenzione e non cercare di trasferire a livello nazionale le buone pratiche avviate in taluni territori, che hanno permesso di raggiungere obiettivi a dir poco edificanti, grazie a stili consolidati di confronto costruttivo.
Fedeltà ai valori - Orientarsi in tal senso significherebbe pure vigilare tenacemente perché non venga mai meno il senso della nostra mission aclista: ogni forma di interazione che andremo a sviluppare, dovrà infatti avvenire in coerenza con i nostri principi che, non mi stanco di ribadire, vedono lo sport come un mezzo e mai come un fine. Non sacrificheremo i valori sui quali si articola la pluriennale azione dell’US ACLI, per scendere a compromessi; continueremo a credere nella consistenza organizzativa senza cedere alle lusinghe del mercato e all’arida ricerca strumentale della tessera. Al contrario, faremo leva sui nostri punti cardine per rivendicare gli spazi che ci appartengono, offrendo il nostro aiuto, suggerendo possibili migliorie, valutando quale eventuale strada percorrere per un riconoscimento legislativo del ruolo sociale dello sport per tutti.
Altri punti di confronto

Sono ben consapevole che quanto esposto fino a questo momento non costituisce la totalità degli ambiti nei quali l’US ACLI dovrà cimentarsi nel prossimo futuro. Altri temi di grande impatto per la nostra associazione dovranno essere oggetto di riflessioni che, dal momento che siamo solo a metà di questo impegno congressuale, vorrei continuassero a rimanere innanzitutto collegiali.
Personalmente ritengo più corretto e rispettoso nei vostri confronti e, per altro, più coerente con quanto già indicavo all’inizio di questa mia lettera d’intenti, non chiudermi all’ascolto, al confronto, agli interventi che si susseguiranno in queste ore. So di avere “diritto di replica” nelle conclusioni di questo congresso e vorrei per primo dare l’esempio di un atteggiamento dialettico: vorrò ascoltarvi affinchè le stesse conclusioni parlino di voi e di ciò che mi e ci trasferirete come patrimonio che so già essere preziosissimo.
Per questo motivo non ho affrontato nel dettaglio o tralasciato temi a me molto cari; mi riferisco a tutto il discorso che riguarda l’impegno relativo all’impiantistica sportiva, alla formazione, alle agenzie educative, al progetto Europa; ma anche alla salute, alla cooperazione, alla managerialità, all’ambiente e ai temi della salvaguardia del creato, al doping, alla comunicazione, alla visibilità, alla socialità, all’educazione, all’impresa sociale e a molto, molto altro ancora. Non credo che questi temi siano meno importanti di altri e che quindi non meritino un adeguato approfondimento. Anzi. Proprio perché ne riconosco l’estrema attinenza alle linee guida della nostra mission e perché, se cedessi alla tentazione di offrire “pacchetti preconfezionati”, risulterei incoerente con quanto ho affermato sin qui, ritengo necessario affidarli al confronto della nostra progettualità condivisa: così come ho fatto nelle fasi congressuali territoriali, così come sono sicuro avverrà in questa assise congressuale e poi ancora in seguito nelle sedi e negli organi preposti. Con tutti voi e con i dirigenti che deciderete vi dovranno rappresentare in Presidenza e in Consiglio Nazionale, in termini dialogici e dialettici, dovremo impegnarci responsabilmente ad affrontare tutti questi campi stabilendo priorità ed obiettivi. Rispettosi del mandato che ci assegnerà il congresso attraverso la mozione, ancora una volta, dunque, guardo al confronto e al dialogo come ad una prerogativa improcrastinabile che vorrei diventasse linfa vitale e guida di tutte le nostre azioni. Convinto, estremamente convinto, che ciascuno può arricchire la dimensione associativa nella quale è coinvolto ! Insieme a tutti voi, nessuno escluso, mi piacerebbe infatti unire i tasselli del variegato e complicato, ma unico e straordinario puzzle dell’US ACLI che verrà ! Grazie
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Indice Congresso XIII Nazionale